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L'epilogo della gravidanza di
Anna, la sua sofferenza, mi ha portato più volte a ripensare alla me stessa di 2 anni fa.
Poi stamattina, la domanda di una collega "Scusa, sei incinta?", seguita da un "interrogatorio" da parte di un'altra collega, con tanto di "Ma durante la gravidanza avevi la pancia?", mi ha fatto provare nuovamente una fitta al cuore.
Due anni fa, poco dopo Natale, durante un'eco di controllo, scoprii che il cuore della mia bimba aveva smesso di battere. Lei era dentro di me,aggrappata al mio corpo, rannicchiata, con tutto il suo dolore. I giorni compresi tra l'ultima ecografia e il raschiamento, sono stati i peggiori della mia vita. Quanto dolore, lacrime, disperazione. Avrei voluto che tutto finisse il prima possibile. Ma allo stesso tempo, avrei voluto trattenere il corpo della mia bimba dentro di me..
Mi ricoverarono e mi assegnarono una stanza in cui al mio fianco c'erano due donne incinta che venivano sottoposte a continui monitoraggi. E mentre io attendevo che i farmaci provocassero il distacco della placenta, i battiti dei cuoricini dei loro bimbi rimbombavano nella stanza come il suono degli zoccoli di tanti cavallini al galoppo. Quella corsa verso il futuro mi faceva piangere..eppure mi consolava.
Ricordo me stessa, una camicia da notte con tanti disegni colorati ma con lo sfondo nero. Io ero in lutto e mi trascinavo per i corridoi dell'ospedale come se dovessi nascondermi o vergognarmi di qualcosa. Mi sentivo in colpa. Nei confronti di mia figlia, per non averla saputa proteggere, nei confronti di mio marito per non essere riuscita a portare avanti la gravidanza, nei confronti delle mie vicine di letto perchè la mia presenza le turbava.Mi detestavo per non essere riuscita ad evitare quello che era successo. Se fossi andata prima dalla ginecologa, se non fossi andata a lavoro, se non avessi sottovalutato quelle fitte..
A mezzanotte di un mercoledì (stesso giorno in cui nacqui io), mia figlia scivolò via da me e mi portarono di corsa in sala operatoria. Sentii tanto freddo e nessuna parola di conforto. Nulla. Neanche un semplice "Signora, mi dispiace".
Tornare a casa, con i botti che festeggiavano la fine di quell'anno che ci aveva visto salire sull'altare e gioire per un test di gravidanza positivo e l'inizio di un anno che cominciava nel peggiore dei modi. Non riuscire ad ingoiare i bocconi del cibo.
Ancora fitte, ancora dolore.Un secondo raschiamento..
Il non sentirsi più quella di prima. Non più quella incinta ma neanche più quella di prima della gravidanza.
Avere quasi paura di sfiorare la mia pancia. Vuota.
Non riuscire più a indossare i vestiti di prima della gravidanza e non riuscire più a guardare il vestito grigio premaman che mi faceva sentire tanto bella. E poi una scatola, una tutina ancora ben piegata. Una piccola spazzola.
Un trasferimento in una casa e in un paese di cui non m'importava niente. Un nuovo lavoro. Tanta rabbia. Imparare a conoscere una nuova me.
Passano i giorni, i mesi. Nella mia testa la gravidanza continua. Arrivo alla trentesima settimana. Poi alla trentaduesima..e così via. C'è una Me con la pancia che vive in un'altra dimensione e una Me senza pancia nel mondo reale. A quest'ultima dedico un post su
ciaolapo e scopro che le mie emozioni sono quelle di tante mamme speciali che faticano a rapportarsi con il proprio corpo dopo la fine della gravidanza e con la prorpria, nuova, identità.
Continua il conto alla rovescia..fino alla data prevista del parto. Una data scolpita nella mia mente. Una data in cui, nell'altra dimensione, l'altra me stessa è tornata a casa con la sua bambina.
Dopo quella giornata, passo dopo passo, molti nodi si sono sciolti. Abbiamo eleborato (non solo io ma anche Sam), quello che ci era successo. Abbiamo realizzato che avevamo perso la nostra bambina e, forse, chissà, anche la nostra (unica?) possibilità di essere genitori. Un doppio lutto. Perchè sapevamo che una gravidanza naturale, come quella appena terminata, a noi non sarebbe potuta ricapitare tanto facilmente.
A volte mi sembra che sia passato un secolo da quando camminavo per le strade della mia città, incinta della mia bimba. A volte mi capita di ricordare la posizione che assumevo quando camminavo..la stanchezza che mi assaliva. Ricordo quanto era bello, la sera, canticchiare alla piccola una ninna nanna. Il suo passaggio ci ha lasciato tanto.
Ma spero di non dover provare ancora un dolore simile..Vorrei poter alleggerire almeno un pò quel peso che ogni mamma speciale sente sul petto, alla fine di una gravidanza.
Se qualcuna di voi ha qualche informazione che possa aiutare Anna, scrivetele. Questi per lei sono giorni difficili.